lunedì 6 settembre 2021

Saype e la pittura sull’erba

 www.saype-artiste.com

 

Lo scorso 26 agosto 2021 è stata rivelata l’ultima opera del giovane artista franco svizzero Saype dal titolo Un nouveau souffle (“Un nuovo respiro”), dove immerso nel verde del monte Moléson, in Svizzera, vediamo un bambino che gioca a fare delle bolle, non di sapone, ma di nuvole.

Un lavoro straordinario che copre un’area di ben 1500 m² e che molte riviste e giornali hanno definito come “affresco sull’erba”. In tanti ci avete chiesto di approfondire l’argomento… così eccoci qui pronti a discuterne insieme.

Parliamo innanzitutto del creatore di questa interessante tecnica.

Definirlo come uno Street Artist o un moderno Land Artist sarebbe riduttivo…

Saype, pseudonimo di Guillaume Legros, è un artista autodidatta nato nel 1989 in Francia e cresciuto in Svizzera che grazie agli importanti messaggi sociali e ecologici delle sue opere nel 2019 è stato inserito dalla rivista Forbes nell'elenco delle trenta personalità under 30 più influenti al mondo.

 

 
 
 

 

Tre sono i progetti su cui lavora da anni: HUMAN STORY (di cui fa parte Un nouveau souffle), TRASH e il celebre BEYOND WALLS, in cui l’artista si prefigge come scopo quello di creare “la più grande catena umana al mondo”.

 

  
 

Veniamo ora alla sua tecnica: l’artista definisce le sue opere “peinture biodégradable sur herbe” (pittura biodegradabile su erba), tuttavia molti giornali e riviste parlano di “affresco sull’erba”… E ciò ha destato la curiosità di tutti noi. È una definizione corretta? 

Sicuramente entrambe le tecniche vantano una ricetta “BIO” composta essenzialmente da ingredienti naturali. Nell'affresco l'intonaco è composto da tre parti di cariche inerti, ovvero polvere di marmo, pozzolana e sabbia, alle quali vanno aggiunte calce spenta, acqua e pigmenti minerali. Di contro, le opere di Saype impiegano essenzialmente la caseina, a cui vengono aggiunti gesso per ottenere il bianco e carbone di legno per ottenere il nero: una ricetta, come ricorda lo stesso artista, perfezionata negli anni per ridurre al minimo l’impatto delle sue opere sull’ambiente. La differenza sostanziale delle due tecniche risiede nella durata. Grazie ad una reazione chimica denominata carbonatazione, un affresco può durare anche duemila anni. Le opere di Saype al contrario sono realizzate con il preciso intento di biodegradarsi naturalmente nel giro di poche settimane, lasciando così negli occhi di chi osserva un dolce ricordo effimero su cui il sipario del tempo cala e rivela la poetica forza dell'elemento naturale.

Di conseguenza è un ulteriore caso di errata nomenclatura nel campo artistico, dopo le pitture delle piramidi egizie e altri esempi di dipinti murali che, per vastità di dimensioni e supporti, sono frequentemente catalogati come affreschi, sebbene non ne rispettino nè metodologia nè materiali.

Di fatto l'universo delle tecniche artistiche, seppur vasto e variegato, rispetta sempre protocolli collaudati nei secoli che non prevedono altre strade o interpretazioni. Sarebbe opportuno quindi utilizzare un lessico moderno, in modo che l'arte continui ad evolversi e a parlare attraverso nuovi termini e linguaggi.

 

Giovannina Annarumma

Cecilia Marzi


 

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Saype e la pittura sull’erba

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